Ve lo chiede l’Europa

Oggi sono un po’ così. Pacatamente. Graziosamente. Educatamente.

Una dedica, breve, concisa. Pacatamente. Graziosamente. Educatamente

A tutti coloro che (s)parlano, senza umiltà, che giudicano storie di decenni con una frasetta sui social. Pacatamente. Graziosamente. Educatamente

Che si sentono importanti, ma non hanno mai creato niente per esserlo. Pacatamente. Graziosamente. Educatamente

Che criticano la semplicità, perchè nelle loro mani è banalità ma nelle mani di altri è genio. Invidiosi. Pacatamente. Graziosamente. Educatamente

Bè a tutti questi dico…

…vaffanculo. Pacatamente. Graziosamente. Educatamente.

Ve lo chiede l’Europa.

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Note, feeling e James Marshall Hendrix

Mi sento in colpa quando la gente dice che sono il migliore chitarrista al mondo. Non mi interessa essere bravo o no. Quello che importa è il feeling, averlo o non averlo. Se solo la gente guardasse le cose due volte e pensasse in termini di feeling. Il tuo nome non conta nulla, è il tuo talento, il tuo feeling che conta, devi sapere molto più della tecnica delle note, devi conoscere il suono e quel che c’è tra una nota e l’altra“. J.M.Hendrix

Penso sia una delle mie citazioni preferite di sempre in ambito musicale.
Oggi non scriverò granché, malgrado sia ben visibile un bel “papiro” subito qui sotto. Non scriverò perché in realtà tutto ciò che riporto qui lo avevo già impresso a caratteri bold su un mio vecchio spazio web, ormai finito nel dimenticatoio e prossimo alla chiusura. Proprio per questo, oltre al credere che il valore delle parole non ha tempo, copio nuovamente tutto in questa pagina di blog, prima di perdere parole che racchiudono parte della mia visione della musica e dell’approccio al mio strumento.

Eccole.

Questa è la mia opinione e parlo per chi come me suona musica popolare, non colta.
Il dilemma del “lento o veloce”, delle 4 note o quarantamila, è sempre interpretato male da entrambe le parti.
Personalmente credo che quello che possiamo chiamare “feeling” non sia un sentimento campato per aria che discende sul chitarrista e chi lo ascolta come lo Spirito Santo, ma una caratteristica ben precisa della musica, identificabile, tracciabile e, last but not least, esercitabile.
Uno strumento come la chitarra elettrica ha dei limiti rispetto ad altri, ma anche un privilegio, quello di poter coltivare un’espressività abbastanza simile a quella di una voce, basti pensare al portamento/bending.
In più, soprattutto nei generi in cui l’impatto musicale è prima di tutto “fisico” più che “mentale”, l’attenzione si può focalizzare moltissimo sull’aspetto ritmico, non solo di accompagnamento ma anche solisticamente con figure come il quarto di tono, che è uno degli elementi basilari, impossibile ad esempio farne a meno nel blues.
Detto questo, fare 3 o 30 note non è certo quello il punto, il punto è che quando si suona non si può tenere a mente il solo obiettivo melodico o tecnico o comunque solo questi due, perchè non è il solo che ci aiuta ad arrivare alle persone. La natura umana è sollecitata prima di tutto dal senso ritmico e da quello espressivo ed è su questi che bisogna puntare per costruire solide fondamenta, cosa spesso dimenticata, a volte quasi addirittura snobbata.
Il pensiero comune è che prima e in maggior parte venga il lato tecnico-esecutivo e poi l’espressività dia solo pennellate qua e là per abbellire il tutto.
Io penso esattamente il contrario, penso che non siamo “operai” ma musicisti e che qualunque bravura tecnica vada costruita sull’espressività e non prima di essa.
Così nascono gli Hendrix o i Van Halen, così nasce chi ti strappa via lo stomaco alle prime note.
Il musicista, non solo strumentista, nella sua scala di valori trovandosi ad essere, in situazioni di improvvisazione, compositore ed esecutore allo stesso tempo (immediato), predilige concentrarsi sulle due caratteristiche principali da cui nasce il suddetto feeling.
Se notate bene i vecchi mostri sacri del blues e del rock (o prendete un pezzo di Jimi e fate prima) non suonano mai in battere o in levare spaccando il metronomo, ma oscillano sempre un capello quasi impercettibile che però fa una differenza enorme è ciò è fatto consapevolmente. Questa interpretazione ci fa battere il piede o ci fa sentire la classica “sensazione allo stomaco” ed è esattamente la stessa differenza che passa tra due lettori che leggono la stessa narrazione ma con due cadenze diverse: uno magari ci addormenta, l’altro ci esalta.

In buona sostanza, lento veloce, non è questo il punto, è solo il sostrato banale della cosa, ciò che è veramente importante è in che modo queste note o frasi sono realizzate, con quale intenzione.
Se fossero solo le note o le (spesso abusate) scale a trasmettere automaticamente certe sensazioni, allora non ci sarebbe differenza tra una pentatonica fatta da Hendrix, da uno qualunque come me o da un musicista cinese o egiziano antico.

Come si riconosce un chitarrista bravo, cioé un musicista? Tenendo conto quanto detto sopra lo senti sulla pelle anche chiudendo gli occhi.

Ricordiamoci, infatti, che siamo prima di tutto musicisti, non solo “chitarristi” in senso stretto, e che per lo più suoniamo in un ambito che ci permette di agire al massimo del nostro istinto e della nostra espressività; se cerchiamo di “elevarci” con discorsi di secondaria importanza secondo me sbagliamo direzione, ci chiudiamo da soli in strade senza uscita e rischiamo di ragionare come coloro che scelgono il chitarrista più bravo sulla base di che “scala” stanno usando… è una cosa deprimente…

Noi chitarristi, tra l’altro, abbiamo il brutto vizio di avere un punto di vista molto egoistico, nel ritenerci spesso i solisti per eccellenza o coloro che riescono ad arrivare per primi a chi ascolta, nel ritenerci gli unici o comunque i primi dispensatori di “emozioni”. Sarebbe bene eliminare dalla mente da subito questo mal-pensiero perchè nella realtà non è assolutamente vero, un assolo bello e originale è sicuramente qualcosa di importante, ma non lo è neanche 1/10 di un pezzo suonato da una band in cui i musicisti si ascoltano e sottolineano acciaccature, accenti e tutte quelle cose tali da smuovere (mentalmente e fisicamente) il pubblico che ha di fronte.

Se la gente non apprezza può dipendere sicuramente da tanti fattori ma attenzione ad una cosa: la gente non è stupida, salvo eccezioni. Il primo errore di chi suona live è quello di credere di essere un eletto di fronte a un pubblico di decelebrati. Ora, può essere vero che ogni luogo ha un suo tipo di pubblico (se vai a suonare progressive metal in un lounge bar ti prendi le tue responsabilità… ), ma per il resto ci sono molti più ascoltatori attenti in giro di quelli che immaginiamo, quindi se la gente non si muove o non applaude è perchè si sta annoiando o non sta ricevendo nessuno stimolo ed è sempre meglio virare prima sull’autocritica in questi casi, perchè spesso può voler dire che qualcosa non ha funzionato sul palco, non fuori.

Diceva bene Hendrix, la lotta ad essere il più “bravo” è sopravvalutata, “devi conoscere quel che c’è tra una nota e l’altra”.

hendrix